Dal sanscrito “chakka “ viene il termine ormai noto di Chakra, che significa “ruota che gira”.
I chakra sono centri simbolici del corpo umano , ma non solo del corpo umano, esistono nei regni della natura ( animale, vegetale ,minerale ) ed anche il nostro pianeta, la Terra, possiede i suoi chakra.
Possiamo pensare queste ruote d’energia come dei vortici dal movimento a spirale più o meno intenso, che, come porte, mettono in comunicazione il mondo esterno col mondo interno assorbendo e trasmettendo energia.
La conoscenza dei Chakra ci arriva dalla filosofia e dalla fisiologia tradizionali indiane, dallo Yoga e dalle diverse tradizioni Induiste, Buddiste e Janiste.
Nella tradizione occidentale moderna i chakra vengono spesso identificati come Centri di Forza o Sensi Spirituali, non sempre profondamente conosciuti e descritti per ciò che in realtà sono.
Non è semplice descrive i chakra poiché non sono materiali . Essi sono aspetti della coscienza, così come lo sono le auree. Rispetto alle auree sono più densi, ma non densi quanto il corpo fisico. Interagiscono con il corpo attraverso i due veicoli maggiori: il sistema endocrino e il sistema nervoso.
Ogni chakra è associato ad una delle sette ghiandole endocrine e ad un gruppo di nervi detto plesso.
Per estensione ogni chakra può essere perciò associato con specifiche parti del corpo e particolari funzioni fisiologiche controllate dal plesso o dalla ghiandola endocrina correlata a quel chakra.
Imparare a sentire e comprendere i propri chakra permette di capire la relazione tra la coscienza e il corpo, sentendo il corpo come una mappa della coscienza.
Non essendo materia i chakra non possono essere comunemente visti come vediamo ogni manifestazione materiale, per poterli “vedere” o “sentire” occorre avere sviluppato una sensibilità superiore, tipica dei Rishi, i Saggi, gli “uomini risvegliati”.
Possediamo però tutti la sensibilità per poterli ascoltare e farne esperienza diventando attenti e percettivi al linguaggio del nostro corpo, infatti è proprio attraverso i sintomi del corpo, i sentimenti che proviamo, le emozioni che sentiamo, le ansie, le gioie, i sogni che i chakra possono farsi comprendere da noi.
Tutto quello che sentiamo, che percepiamo, tutti i possibili stati di consapevolezza, ogni cosa che possiamo sperimentare può essere divisa in sette categorie. Ciascuna di queste categorie è associata ad uno dei sette chakra.
Se abbiamo una disarmonia è collegata al chakra associato a quella specifica parte di noi che sta esperimentando lo stress. Se c’è tensione fisica essa è recepita dai nervi del plesso collegato a tale chakra e trasmessa per mezzo dei nervi alle parti del corpo che il chakra governa. Quando la tensione continua per un certo tempo, o ha una particoalre intensità, si crea il dolore fisico, la malattia.
Il sintomo parla sempre un linguaggio che riflette la nostra realtà: il significato metaforico del sintomo diventa evidente se lo vediamo in quest’ ottica. Quando avvertiamo un peso sullo stomaco dovremmo pensare a quali eventi, situazioni, persone, non stiamo digerendo nella nostra vita attuale. Cosa c’è che non riusciamo a mandare giù. Se la situazione indigesta permane a lungo, il peso allo stomaco può evolvere in patologia.
Il sintomo serve a comunicare alla persona, attraverso il corpo, cosa sta vivendo la coscienza.
Secondo il Vedanta , ( filosofia indiana) il corpo fisico e il Corpo Sottile (Sukṣma Śarira: le emozioni, pensieri, percezioni, stati di coscienza) formano un insieme. Questi due corpi sono collegati a livello dei chakra, quindi agendo sul corpo fisico si produrrà un effetto su quello sottile e viceversa.
Dalla filosofia indiana abbiamo imparato che i chakra vengono associati al Loto, questo perché, benché esso nasca da acque stagnanti, dà origine ad un fiore candido e molto bello, simbolo di purezza.
Il Loto nasce dal fango ma non è macchiato da esso. Nella simbologia indiana le acque stagnanti rappresentano il caos primordiale e il loto che da esse sorge rappresenta l'elevazione spirituale.
Ogni chakra , secondo questa relazione, possiede un numero particolare di petali, un particolare Yantra (mandala o forma geometrica), un mantra (suono) ed è associato ad un elemento (tattva), ad un senso e ad un colore.
I chakra sono collocati come segue:
— muladhara è il chakra della base, si trova nella parte inferiore del bacino tra il coccige e la pube.
— svadhistana è il chakra della metà inferiore del ventre.
— manipura è il chakra della metà superiore del ventre.
— anahata è il chakra della zona pettorale del corpo.
— vishuddha è il chakra che si trova nella metà inferiore del collo a livello delle clavicole.
— ajna è il chakra che si trova al centro della fronte.
— sahasrara è il chakra che somiglia un disco in posizione orizzontale, simile ad un fiore di loto, si trova sul cranio, dove i neonati presentano la “fontanella”
Il grado di sviluppo dei chakra corrisponde alle particolarità psicofisiche di ogni persona e quando queste qualità sono ben sviluppate:
— muladhara corrisponde al radicamento alla stabilità psicofisica, al coraggio nelle diverse situazioni della vita.
— svadhistana rappresenta la funzione riproduttiva bene espressa, la padronanza delle emozioni.
— manipura è la capacità di agire energicamente, rappresenta la nostra potenza interiore, l’ “alzati e camina”
— anahata è la capacità di amare emotivamente (amore non “della mente”, ma “del cuore”);
— vishuddha, dà la capacità di comunicare, di saper ascoltare ed esprimersi, anche artisticamente.
— ajna è la capacita di “percepire” che permette di risolvere il dubbio a priori
— sahasrara offre la capacità spiccata di pensare “strategicamente”, cioè abbracciare col pensiero tutta la situazione ”con un solo sguardo”, “da sopra”, il che permette di spaziare in larghe vedute.
Alla base della spina dorsale, nel chakra Muladhara, l’energia Kundalini giace dormiente; il risveglio o apertura dei chakra corrisponde al risveglio e alla risalita lungo la spina dorsale stessa di questa potente energia.
Risvegliare i chakra non è una tecnica meccanica ma equivale a mutare la nostra coscienza, è scorretto credere che qualcuno, al posto nostro, possa intervenire nell’apertura dei nostri chakra , può forse qualcuno avere la capacità di cambiare il nostro grado di evoluzione mentre noi restiamo spettatori?
La pulizia e l’apertura dei chakra è un compito personale, consapevole o meno. Possiamo affidarci a un terapeuta che avrà il compito di guidarci attraverso le sue conoscenze e le sue tecniche, null’altro potrà fare per noi.
Tutta la pratica dello yoga, l‘ lHatha Yoga, il Pranayama, i Kriya, i Mantra,
la Meditazione , se eseguita con regolarità rappresenta la folata d’energia capace di avviarci verso piccoli quotidiani mutamenti consapevoli la cui somma rappresenterà l’evoluzione della nostra coscienza e la vitalità dei nostri chakra.