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Yoga e Cristianesimo

07 gen 2008

di daniela





 
                              
 

                          

 

"L’ape non divora il fiore, ma ne succhia il polline, solo il polline, per digerirlo e farne del buon miele."

   

 

 

Capita di leggere recensioni e pensieri vari, qua e là,  stilati da  praticanti cattolici che  denigrano la disciplina dello Yoga. 

Questo accade , penso, per una mancanza d’informazione corretta, per una visione settaria, e certamente anche perchè queste persone non hanno vissuto qualche pratica dello yoga sulla loro pelle.  

Al contrario non ho mai avuto occasione di leggere o sentire uno Yogi  dubitare del Cristo o  criticare qualche rito cristiano.

Vedute più ampie? Certo il  Rishi Mudra, il gesto del Saggio, colui che  mantenendo la fermezza  delle gambe ben incrociate e posate a terra a dimostrare il  forte radicamento, ruota il busto e volge lo sguardo dietro di sé, direzionandolo verso l’infinito , non trova alcuna correlazione nella simbologia cristiana, e mi sembra gesto di  una potenza e al tempo stesso di una umiltà enormi. 

 

Leggevo qualche giorno fa affermazioni piuttosto pesanti  di un cattolico e una di queste, in modo particolare, mi ha fatto pensare.   

Affermava che  gli Yogi,  sentendosi scintille del divino, attuano pratiche  finalizzate  a risvegliare  la divinità latente nell’uomo e tali pratiche non differiscono dai rituali dell’alta magia.  

In tal modo l’uomo vorrebbe sostituirsi a Dio e ciò non è tollerabile per un buon cristiano. 

 

Credo sia assolutamente necessario disquisire quello che rappresenta lo Yoga per l’Oriente e quello che è lo Yoga in Occidente.  

Credo sia necessario anche fornire alle persone una definizione corretta di che cosa è lo Yoga, così discusso ma al tempo stesso così sconosciuto.  

Yoga è una disciplina, una filosofia dalle origini antiche e sconosciute. Nessuno sa esattamente da dove provenga né quando o dove l’uomo abbia iniziato questa pratica.  

Esistono a tal proposito solo supposizioni, nessuna certezza.  

Probabilmente praticato fin dalla notte dei tempi in varie zone della terra si è poi sviluppato, chissà perché, forse per condizioni climatiche favorevoli o per l'evoluzione dei popoli che vi abitavano,  nella valle dell’Indo. Al di fuori di ogni  religione è stato solo in seguito adottato tanto dall’Induismo che dal Buddismo per le sue possibilità di infondere nell’uomo distacco e trascendenza. 

 

Non fu forse anche il Cristo un Avatar  che insegnava ai discepoli a comprendere le debolezze umane attraverso la vicinanza e l'aiuto al prossimo, per poi trascendere l'errore una volta compreso?

Il raggiungimento di tale comprensione , la capacità del distacco personale e l’educazione che possiamo trasmettere al nostro prossimo  a tale fine non è forse compassione? 

 

E la compassione cos’è se non immanente trascendenza? 

 

Non ci trovo  contrasti tra l’insegnamento di Cristo coi  suoi Dieci Comandamenti  e i  precetti di Patanjali, gli Yama e i Nyama, basi fondamentali, comandamenti anch’essi per ogni buon praticante di yoga, ma anche per qualsiasi altra persona di buona volontà. 

 

Dobbiamo valutare inoltre che nella nostra realtà di occidentali sia innegabile che la filosofia yogica  venga quasi sempre  ridotta a pratiche parecchio limate dell’Hatha Yoga, spesso  tra l’altro confuse con una bella ginnastica che rilassa quindi fa stare bene, niente di più, ma nonostante ciò male accettate dal mondo cristiano, che  vede in esse una forma di autoredenzione, come se solo attraverso il dolore del corpo e dello spirito l’uomo possa  guadagnarsi il Paradiso. 

 

Forse una chiave di questa incomprensione tra Cristianesimo e Yoga sta proprio nella differente valutazione e gestione del dolore,  che in ogni essere umano , sempre,  viene recepito attraverso  corpo e  mente, mai disgiunti.  

Il Cristianesimo sottolinea il fatto che l’uomo deve riscattarsi dal peccato originale  e questo gli deve costare inevitabilmente una vita di dolore tanto fisico che morale, che con sacrificio deve accettare. 

 

Lo Yoga vede il corpo come un tempio da mantenere ordinato e pulito ( per questo le pratiche dell’Hatha Yoga). Attraverso la consapevolezza del respiro si possono spazzar via le tossine , con la meditazione si può purificare  il pensiero, si può alleggerire la mente dai pesanti carichi che la vita sbatte sulle nostre teste ,e una mente leggera è decisamente  meno ingombrante, meno fastidiosa, più agile. 

 

Mente e corpo ripuliti , secondo la filosofia dello Yoga, allontanano i vincoli della sofferenza e questo rende l’uomo più libero e probabilmente anche più simile a Dio, condizione poco accettabile per il Cristianesimo che invece ritiene la sofferenza umana  un elemento fondamentale con cui l’uomo, per via di quel peccato commesso all'origine, è costretto a convivere vita natural dutante.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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